Le cascate di ghiaccio di Lillaz (Cogne – Gran Paradiso) Pt.1/2

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La piccola località di Lillaz è senza dubbio uno dei luoghi migliori dove praticare il cascatismo, le cascate di ghiaccio, situate nella zona più alta della Val di Cogne sono immerse nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Questo luogo è divenuto ormai una meta molto ambita da numerosi cascatisti (80% stranieri) che ogni anno raggiungono questo luogo nella speranza di vivere incredibili giornate all’insegna dell’arrampicata su ghiaccio.

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Questa vallata offre più di 90 cascate, tutte scalabili e con alte probabilità di trovarle in condizione per buona parte della stagione (da Dicembre a Marzo), inoltre spostandosi di pochi km, nel meraviglioso contesto della Valnontey, si possono trovare tante altre possibilità di scalata; insomma un vero e proprio parco giochi di ghiaccio!

Per classificare il grado di difficoltà di una cascata di ghiaccio viene solitamente utilizzata la scala canadese, due numeri (uno romano e l’altro arabo) separati tra loro da uno slash. Il primo numero romano (da I a VI), indica la difficoltà d’ambiente e l’impegno richiesto mentre il numero arabo (da 1 a 7) evidenzia la difficoltà tecnica della scalata.

Accompagnato da Attila, Francesco e Adriano, decidiamo di trascorrere 5 giorni di puro divertimento nel magico contesto della Valle d’Aosta con lo scopo di fare una full-immersion di arrampicata su ghiaccio.

Partiti da Roma la mattina presto, raggiungiamo dopo circa 7 ore di viaggio il maestoso ambiente della Valle d’Aosta, ampie vallate e piccoli borghi incorniciati da alcune fra le più alte e spettacolari montagne d’Europa. Superata la città di Aosta, continuiamo a salire in direzione della nostra tappa finale, il piccolo villaggio di Lillaz. Una volta giunti a destinazione ci apprestiamo a scaricare i bagagli all’interno dell’hotel dove conosciamo il signor Andrea e sua moglie, due persone squisite che gestiscono con passione e professionalità il loro hotel La Rolla. Andrea ci illustra un pò la situazione e ci consiglia la zona migliore per iniziare. Dopo una bella chiacchierata decidiamo di mangiare qualcosa per la cena e di ritirarci per la notte.

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Nel primo giorno di cascate, Attila ci fa conoscere un suo amico e grande alpinista della zona, Edoardo Colombo, un ragazzo davvero in gamba, pieno di grinta e di passione per tutto ciò che ruota intorno alla montagna. Insieme ad Edoardo ci dirigiamo verso l’anfiteatro (cascate di Lillaz) ma trovandolo pieno decidiamo di ripiegare altrove. Seguendo il ripido sentiero che sale in direzione del lago delle Loye ci ritroviamo, dopo circa un’ora all’attacco della Lau-Bij, una cascata di 70 metri molto estetica, scalabile con due tiri di corda.

Lau-Bij (III/5)
Nel primo tiro si affronta una prima parte verticale a 90° circa, si procede su un mantello ghiacciato sui 75° con un ultimo muro verticale che procede fino alla prima sosta su catena. Da questo punto si effettua un traverso molto esposto e complicato sui 70° fino all’uscita sui 65° posta su un canalino. Per tornare alla base si attrezza una discesa in corda doppia.

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Il giorno seguente, dopo esserci documentati sulle possibili vie da seguire, decidiamo di affrontare qualcosa di più impegnativo e selvaggio, la cascata Patrì, una via di ghiaccio di 300 metri, nascosta nell’incredibile scenario della Valnontey. Lasciata l’auto nel parcheggio adiacente le piste da sci di fondo, iniziamo a camminare lungo il sentiero che attraversa l’intera vallata. L’ambiente è incredibile, di fronte a noi lo spettacolare profilo del Gran Paradiso, la temperatura si aggira sui -8° e dopo circa 2 ore, raggiungiamo finalmente la base della cascata.

Patrì (III/3+)
Il primo tiro di corda può essere affrontato a sinistra (facile) su una breve rampa sui 75/80 gradi fino ad una sosta a fix sulla roccia. Si procede su un breve muro fino a raggiungere un largo anfiteatro. Si riprende a scalare a sinistra 50/60 che diventano presto 75 gradi fino a raggiungere un nuovo anfiteatro.

Da questa posizione, guardando sulla destra, è possibile ammirare il Candelone di Patrì, un muro di ghiaccio verticale staccato dalla roccia.

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Procedendo sulla sinistra si affrontano 30 metri a 70/75 gradi fino alla sosta su un comodo balconcino. Dalla sosta si esegue un delicato traverso sulla destra e si esce su una parete verticale, molto esposta sui 90 gradi per 35 metri fino a raggiungere la sosta sulla destra, prima di una piccola goulotte. Strusciando all’interno dei due muri di roccia si percorre il breve tratto incassato all’interno della goulotte per 25 metri circa, fino alla sosta.

Da qui, si esegue un breve traverso (misto) sulla destra, si scende una piccola lingua di ghiaccio e si raggiunge un comodo balcone con due catene (una a sinistra, l’altra a destra) dove è possibile attrezzare una discesa in corda doppia (molto esposta) adiacente il Candelone di Patrì. Raggiunto di nuovo il grande anfiteatro, con le spalle alla cascata si cerca un sentiero sulla destra che riporta all’attacco della cascata.

Leggi la seconda parte del racconto

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